Di seguito la seconda parte del brano di Lucarelli.
"Nel profondo nero dei Noir Désir: il poeta e l'assassino"


(segue dalla prima parte)

Anche Bertrand è molto amato, ed è proprio questa una della caratteristiche di questa storia. I protagonisti, la vittima e l'assassino, sono personaggi particolari, non perché siano ricchi e famosi, non perché siano dei vip, ma perché sono amati, nel senso più intenso della parola. Bertrand è Bertrand Cantat, l'anima dei Noir Désir. Che a loro volta non sono solo i Noir Désir, non sono soltanto una band che da Bordeaux ha scalato le classifiche francesi con un milione di copie vendute con ogni disco. Sono i "Noir Des", le cui canzoni si trovano nei walkman e sui diari di migliaia di adolescenti e non solo, la cui musica ha fatto da colonna sonora alle inquietudini, alle malinconie e alla rabbia di tanti, in Europa.
E lui, Bertrand, 40 anni come Marie, come lei bello senza essere bellissimo è un poeta dell'inquietudine, capace di lunghissime ballate letterarie come di veloci, arrabbiatissimi, pezzi quasi punk. Le vent nous portera, “Il vento ci porterà" si chiama il singolo che li fa conoscere in Italia, e alla chitarra, ad accompagnare Bertrand in una ballata semplice ed intensa, c'è Manu Chao. Perché anche Bertrand è molto impegnato, ed è amato anche per questo. Contro il Front National di Le Pen, contro il razzismo e a favore del movimento New GlobaI, o come lo si voglia chiamare. È amatissimo, Bertrand, è adorato, è un poeta. E adesso rischia fino a quindici anni per omicidio. Per aver ammazzato Marie. Non ammazzato e basta. Per averla brutalmente ammazzata. Marie e Bertrand stanno assieme da poco più di un anno. Sono a Vilnius perché lei sta girando, fa la scrittrice Colette in un film con la regia della madre Nadine. Il 26 luglio 2003, sono quasi le due di notte, rientrano in albergo. Sono stati in giro a festeggiare l’ultimo giorno di riprese e hanno bevuto parecchio tutti e due. Domina Plaza, terzo piano, stanza 35. A Marie arriva un messaggio sul cellulare e Bertrand lo vede. Non è un messaggio particolare, ma è indirizzato alla «mia piccola Janis», il personaggio che Marie ha finito di interprete prima di andare a Vilnius, ed è un messaggio di Samuel. Samuel è Samuel Bencherit, è il regista del film "Janis e John", ma soprattutto è l'ex marito di Marie. Lei se ne è appena separata e adesso sta con Bertrand, ma i rapporti con Samuel sono rimasti buoni e Bertrand ne è geloso.
Quello che succede dopo lo racconta Bertrand. Litigano molto, tanto che un cliente dell'albergo va alla porta della camera perché fanno troppo chiasso. Bertrand apre la porta, si scusa, ma poi torna dentro e ricominciano. Marie diventa isterica, dice Bertrand, e lui la schiaffeggia, quattro schiaffi, avanti e indietro, le lasciano dei segni sul volto, perché lui ha le dita piene di anelli. Marie cade e batte la testa, ma sul momento non sembra essersi fatta niente. Va a letto. Bertrand, sconvolto dal litigio, chiama il fratello di Marie che sta in un albergo vicino e anche lui non si accorge di niente, fino al mattino. Allora l'ambulanza e l'ospedale. Marie è morta ma lui non voleva ucciderla. È stato un incidente, una tragedia che non lo lascia indifferente come dimostrano i tentativi di suicidio che obbligano le autorità di Vilnius a tenerlo sotto continua sorveglianza nell'infermeria del carcere. Anche l’autopsia e la perizia del medico legale raccontano quello che è successo, ma raccontano un’altra cosa.
Litigano, e Bertrand colpisce Marie, ma non le dà quattro schiaffi, la colpisce al volto, tante volte e così forte che saranno proprio quei colpi ad ucciderla. Quando l’ha aggredita, dice l’esame tossicologico, Bertrand era in preda ad un cocktail di eroina e anfetamine, un brutto speed a cui si è aggiunto tutto l’alcool che aveva bevuto. E prima di chiamare aiuto ha aspettato almeno sei ore, e se Marie avesse potuto essere salvata, dopo era comunque troppo tardi. Il tribunale di Vilnius crede alle perizie, ma crede anche a Bertrand, e lo condanna a otto anni per aver causato la morte di Marie, anche se non voleva.
Qui finisce il giallo, ma secondo il commissario De Vincenzi il vero mistero comincia qui. E non si indaga più in t­ribunale ma su Internet, nei blog, nei forum e nei siti sui Noir Désir, sui giornali, nelle lettere degli appassionati, tra chi si chiede «potremo ancora ascoltare la loro musica?» e chi manda messaggi di sostegno a Bertrand, «sarai sempre dei nostri». Dramma della droga e del delirio, follia, cattiveria, violenza e inquietudine, tradimento dei buoni sentimenti, la metà oscura che si nasconde in noi, anche i più sensibili, anche i poeti, la degenerazione di una musica corrotta e di uno stile di vita irresponsabile, il fato, il caso. Non c'è una risposta. Non per niente al commissario De Vincenzi interessava il mistero del cuore umano ma alla fine quello che trovava era solo il nome del colpevole. Neanche lui sarebbe riuscito a scoprire cosa succede dentro quando un poeta diventa un assassino.



Carlo Lucarelli per "XL" (ottobre 2005)

3 Comments:

  1. Undine said...
    Da allora ho smesso di ascoltare i Noir Désir. Non ce l'ho più fatta.
    Anonimo said...
    Sono Silvia Rovere, ho 24 anni e nella mente ho sempre il pensiero di non aver mai parlato in francese a Marie di letteratura o di cinema.
    Ho avuto però il coraggio di dedicarle l'argomento sceneggiatura con il voto di 26/30,questo è stato esposto da me in italiano all'esame.
    Comunque ho scritto a Marie una lettera in francese in sua memoria. Grazie eccelsa attrice!!!
    Silvia
    Gin said...
    Io li ascolto ancora, cioè, scindo l'assassino dal poeta, e riesco a continuare a sentire le sue poesie in musica.

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