
C'è la Storia e ci sono le storie: l'una continua a ripetersi, le altre, specie se personali, sono irripetibili. La Storia a cui fare riferimento è quella della Germania dell'Est all'indomani della caduta del muro di Berlino, della fine-fallimento del comunismo, descritta attraverso le storie di una famiglia "sui generis".
Christiane Kerner è una donna che crede fermamente nel socialismo della Repubblica Democratica e lo fa soprattutto per reggere al colpo dell'abbandono del marito, fedifrago e traditore della patria fuggito verso l'Ovest. I suoi due bambini, Alex e Ariane, le stanno accanto durante gli anni della depressione, dalla quale la donna si riprenderà dedicandosi anima e corpo al Partito. Guarita la donna, cresciuti i ragazzi, il muro di Berlino rimane sempre là. Una sera, Christiane viene colpita da un infarto e cade in coma per otto mesi. Un periodo sufficiente affinchè la Storia prenda una strada nuova.
Siamo alla fine del 1989 e il muro di Berlino viene giù. Christiane si risveglia, il mondo attorno è cambiato ma non deve saperlo: un trauma emotivo così forte potrebbe costarle caro. Così Alex decide di ricreare nella stanza della madre, costretta momentaneamente a letto, quella Repubblica Democratica che non esiste più. Mentre il capitalismo "invade" Berlino, il figlio premuroso cerca di dissipare ogni dubbio della madre riguardo ai grandi cambiamenti in corso. Niente radio e la tv trasmette i telegiornali finti, realizzati dal collega di lavoro di Alex (l'informazione manipolata!); il ragazzo va alla ricerca di etichette "socialiste" per attaccarle a confezioni di prodotti che "socialisti" più non sono. Una bugia dietro l'altra, insomma, ma si tratta di bugie tenere. E se la Storia è in "rewind" le storie dei personaggi si evolvono: Alex s'innamora di Lara (l'infermiera della madre) e Ariane è legata ad un uomo dell'Ovest con il quale concepirà quello che Alex definirà come il primo frutto della riunificazione della Germania.
I piani temporali della Storia e delle storie personali vengono in un certo modo messi in discussione da una confessione di Christiane che non vi svelerò. Vi dico soltanto che "Good Bye, Lenin!" oltre ad essere un film ben fatto, dalla sceneggiatura "semplice semplice", e che regala momenti di tenera leggerezza, è un film che fa riflettere un bel po'. Al di là della contestualizzazione storica (che ne ha fatto un grande successo in Germania), la pellicola induce a pensare, a mio vedere, alle diverse strade che ognuno di noi, nella vita, eslcude, scegliendone ogni volta una e una sola. C'è la Storia e ci sono le storie e tra queste ci sono quelle che prendono forma e sostanza e quelle "che avrebbero potuto essere e che non saranno mai più". La faccenda diventa problematica quando sono gli altri a decidere per noi che strada prendere. Queste conclusioni, ovviamente discutibili, sono maggiormente comprensibili guardando il film. Se qualcuno lo ha già visto sarò lieto di parlarne ancora.
"Good Bye, Lenin!" di Wolfgang Becker, con Daniel Brühl, Katrin Sass, Germania, 2003.
Sito ufficiale in tedesco - in inglese
Trailer (Apple.com)
4 Comments:
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- fab said...
31/7/05 20:29Avevo visto il film un po' di tempo fa su Sky e devo dire che mi era piaciuto. Sono un appassionato di storia ma non sono un grande intenditore di cinema (come saprai..), cmq se posso dire la mia il film è ben fatto e anche vivace, e non dev'essere stato facile vista la staticità che suggeriva l'argomento, e la condizione della madre. Penso che sia stato un bel modo per mostrare quanto puù essere radicata un'ideologia, al punto di diventare l'aspettop principale della vita di una persona. Purtroppo la forza delle ideologie ha causato molte tragedie nella Storia, e penso sia un bene che certo cinema possa aiutare la gente a riflettere.- Anonimo said...
22/11/06 14:00<3<3<3- Unknown said...
6/2/07 20:02mi piacque moltissimo e lo rivedrei con piacere!- Ajeje87 said...
20/2/07 12:48l'ho visto anche io e devo dire che è veramente bello. Fa riflettere e fa capire tante cose
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