Mamme, papà non portate il vostro pargolo a vedere Shrek Terzo. Giocate a nascondino col pupo, dategli la licenza di tirar pallonate in una stanza piena di gingilli della nonna, piazzatelo davanti una puntata di Lucignolo, fate incazzare il Moige. Ma, per carità, non portatelo al cinema di questi tempi, fa caldo. Se proprio non potrete fare altrimenti, almeno portatevi un thermos imperiale di caffè. Perché dinanzi al terzo capitolo della saga dell'orco verde si ronfa. E molto.
Trama: quella checca isterica dell'Azzurro nutre ambizioni da musical, ma fallisce miseramente. Il suo spettacolo è un fiasco colossale. Nel camerino (un vicolo chin'e munnezz'), decide di volgere le sue forze al riscatto: vuole diventare Re di Molto Molto Lontano. Ove a far le veci del regnante Harold, malaticcio oltre che ranocchio, c'è Shrek. Che non si trova a proprio agio. Infatti, quando giunge il momento di nominare un nuovo sovrano (su, non mi accusate di spoilerare, il titolo è un simpatico - ? - gioco di parole), l'orco babbeo va alla ricerca dell'erede di seconda linea. Costui è Arthur (yeah King Arthur. Eh, noi della Dreamworks are very cool) e che vive in una specie di Hogwarts versione Porky's. Intanto, l'Azzurro mette su una congiura dei Cattivi di tutte le fiabe per tentare la scalata al potere, diretto al castello dove è rimasta una Fiona gravida. Una manata di Proci, va.
Ora, cari signori Dreamworks, basta. Je vous en prie. E' chiaro, oramai, che del primo episodio è rimasto il marchio. Si scrive Shrek, si legge soldoni facili. Il tentativo di fare un film più posato (noi, compari di Spielberg, sappiamo far scrivere), meno esplosivo, povero di sano cinismo, fallisce miseramente. La parodia, la gioiosa presa per il culo di un mondo fantastico funzionavano (e forse solo nel primo film). I dialoghi da grande morale americana sono ridicoli invece, conditi da troppo volemose 'bbene. L'animazione è migliorata, sì (pare vero, pare!), ma i buchi di sceneggiatura sono clamorosi. Certo, sai che gliefrega ai bYNbi di siffatte falle. E che tempi morti in questa mezza Odissea (pare brutto pure citarla), mamma mia. Che tranvata. Ultimo consiglio nel caso vi venisse di perseverare diabolicamente: aggiustate di un pizzico la colonna sonora; non è che possiamo mettere dentro sempre Damien Rice ad minchiam canis. Distinti saluti.
E no, non metto manco un'immagine a corredo. Tiè.
Trama: quella checca isterica dell'Azzurro nutre ambizioni da musical, ma fallisce miseramente. Il suo spettacolo è un fiasco colossale. Nel camerino (un vicolo chin'e munnezz'), decide di volgere le sue forze al riscatto: vuole diventare Re di Molto Molto Lontano. Ove a far le veci del regnante Harold, malaticcio oltre che ranocchio, c'è Shrek. Che non si trova a proprio agio. Infatti, quando giunge il momento di nominare un nuovo sovrano (su, non mi accusate di spoilerare, il titolo è un simpatico - ? - gioco di parole), l'orco babbeo va alla ricerca dell'erede di seconda linea. Costui è Arthur (yeah King Arthur. Eh, noi della Dreamworks are very cool) e che vive in una specie di Hogwarts versione Porky's. Intanto, l'Azzurro mette su una congiura dei Cattivi di tutte le fiabe per tentare la scalata al potere, diretto al castello dove è rimasta una Fiona gravida. Una manata di Proci, va.
Ora, cari signori Dreamworks, basta. Je vous en prie. E' chiaro, oramai, che del primo episodio è rimasto il marchio. Si scrive Shrek, si legge soldoni facili. Il tentativo di fare un film più posato (noi, compari di Spielberg, sappiamo far scrivere), meno esplosivo, povero di sano cinismo, fallisce miseramente. La parodia, la gioiosa presa per il culo di un mondo fantastico funzionavano (e forse solo nel primo film). I dialoghi da grande morale americana sono ridicoli invece, conditi da troppo volemose 'bbene. L'animazione è migliorata, sì (pare vero, pare!), ma i buchi di sceneggiatura sono clamorosi. Certo, sai che gliefrega ai bYNbi di siffatte falle. E che tempi morti in questa mezza Odissea (pare brutto pure citarla), mamma mia. Che tranvata. Ultimo consiglio nel caso vi venisse di perseverare diabolicamente: aggiustate di un pizzico la colonna sonora; non è che possiamo mettere dentro sempre Damien Rice ad minchiam canis. Distinti saluti.
E no, non metto manco un'immagine a corredo. Tiè.
Tag: cinema, Shrek Terzo, Shrek The Third
6 Comments:
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@wally: ladro di script! (il tuo commento finisce nel mio tumblelog)
Non mi interessa il verde, voglio il giallo! Il giallo Simpson! :)