Sono dell'ottantatré e per questo chiedo scusa. Ho scoperto i Queen molto tardi, quando Freddie Mercury sarebbe andato via da un momento all'altro. Otto anni e nessuna idea della musica attorno. Per fortuna, tra il novembre e il dicembre del novantuno vidi la luce sotto forma di VHS. Mio fratello si regalò il Live at Wembley '86 e ovviamente mi ci bloccai anch'io. "Ovviamente" lo dico adesso. Allora, la cosa che effettivamente mi colpì fu la figura di quell'uomo così carismatico, nato in quel luogo dal nome esotico e che cantava canzoni bellissime. Come fanno a non prenderti subito quei bicchieroni di plastica trasparente sul pianoforte nero? Quello che fa esplodere Bohemian Rapsody? Non può non accadere. E te lo ricordi ancora adesso, puoi contarci. Perché, diciamocelo, van bene Roger Taylor, Brian May e John Deacon, ma, cazzarola, Freddie. La forza e la strafottenza di travestirsi da massaia con i baffi, spingendo bellamente un aspirapolvere. L'uomo invisibile e del miracolo e il disvelamento del rock. A quei tempi, divenne un mito misterioso perché morì con The Show Must Go On sulle labbra. Beffardo. Quella dei Queen è Storia, che vi piaccia o no; è la storia, scommetto, di molti di noi, e non voglio fare discorsi da intenditori. Non ne sarei capace, risulterei ridicolo e, comunque, non è questo il caso. Bisbiglio di emozioni: i voli di Radio Ga Ga, la carica di Another One Bites the Dust, la pienezza di Under Pressure. Il pubblico in delirio e Freddie, col suo mantello rosso e la corona, che lo sovrasta e lo manda pure a quel paese. E il nastro di quella VHS credo ormai consumato eppure integro nella memoria.
Tag: musica, ricordi, Queen, Wembley, Freddie Mercury
3 Comments:
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Piacere di conoscerti.
@ Sauro: benvenuto! Che dirti, uno le mosse per un link le prova tutte :P. E' un piacere anche per me.