E' ufficiale, l'on. Alemanno (AN) mi indispone. Omnibus (La 7) mi piace, ma rovinarmi la giornata sentendo un ancora-per-poco ministro che cerca fantastici giri di parole non è una grande mossa. La notizia dell'attentato di oggi a Nassiriya "irrompe" nel dibattito mattutino al quale il nostro partecipa. Con le acrobazie degne di un trapezista, Alemanno ci tiene a precisare che l'Italia è intervenuta a guerra finita, in una missione di pace, e che i soldati non stanno mica lì a fare le hostess. Gli altri ospiti in studio gli rammentano i vari tragici episodi che hanno coinvolto i nostri militari di stanza in Iraq, che, forse, di missione di pace non si tratta, gli ricordano che l'Italia ripudia la guerra (Sansonetti, direttore di Liberazione). Allora l'Houdini dell'eloquio politico se ne esce con un "ma non si tratta di guerra! E' guerriglia!". I morti del 12 novembre del 2003, Matteo Vanzan e i soldati morti stamane sono caduti "in guerriglia". Quando gli altri ospiti - aggiornamento: oltre a Sansonetti, Riva (l'Espresso) e Buttafuoco (Panorama) - sottolineano che tutto partì da una serie di menzogne americane e britanniche, Alemanno ribatte che sarà la storia a decidere, che bisogna mettere da parte la cronaca. Applausi. Aspetterò che la Storia mi spieghi tutto, aspetterò che mi spieghi tutte queste guerriglie e pinzillacchere. Onorevole, ma mi faccia il piacere.
7 Comments:
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E' penoso il tentativo di difendere l'indifendibile, nonostante la storia ci abbia già chiaramente dimostrato come l'intervento in Iraq sia stato sbagliato.
Parziale, parziale e parziale. Ma sulla pelle degli altri NO, grazie.
Ma è probabile che lo faccia sulla base di prove false ...( vedi caso Nigergate ).
Io più che aspettare che la storia dia spiegazioni, mi accontenterei che finisca questa interminabile campagna elettorale, e che si torni a sentire politici usare toni a decibel normali.